” Ognuno faccia la sua parte, piccola o grande che sia”. Solo se ognuno farà la sua piccola parte potremo cambiare qualcosa per noi stessi e per gli esseri innocenti che verranno. E’ il dovere di ogni uomo degno di questo nome difendere la sua terra, la famiglia, l’altrui vita e quella di animali e piante, che convivono con lui nel pianeta azzurro.
Pensiero di Giovanni Falcone


RICORDATEVI MOLTO BENE "VOI COLLABORATORI" DI QUESTO "MASSACRO"..!UN GIORNO,VI PENTIRETE DI TUTTO,MA NON SERVIRA' PERCHE' RICEVERETE UGUALMENTE LA "GIUSTA PUNIZIONE" PER IL VOSTRO DIABOLICO OPERATO..!!


venerdì 10 febbraio 2012

SCIE CHIMICHE

SCIE CHIMICHE:
GUERRA AL PIANETA TERRA


di Gianni Lannes

Altro che fantascienza: al bando le leggende metropolitane, le paranoie ed il catastrofismo gratuito. Strane scie popolano i nostri cieli con un’intensità sempre maggiore. Restano sospese per ore, si allargano e spesso riflettono colori insoliti. I “chemtrails” aumentano. Al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro della Difesa, al Ministro dei Trasporti, al Ministro dell’Ambiente, al Ministro del Lavoro, al Ministro della Salute. Iniziano tutte così le interrogazioni parlamentari depositate dal 2003 ad oggi, per chiedere al governo se sa qualcosa di certe misteriose formazioni nuvolose anomale rilasciate da aerei militari sui cieli dell’Italia. Ben 15 interrogazioni parlamentari dal 2003 ad oggi e nessuna esauriente risposta; non solo in Italia, ci sono anche quelle degli onorevoli tedeschi e olandesi indirizzate al Parlamento Europeo. Innumerevoli siti internet raccolgono le inquietudini di tante persone: da chi dimora in montagna a chi vive sul livello del mare. Tutti a naso in su a chiedersi: perché le scie degli aerei, un tempo svanivano con il vento, mentre oggi persistono per ore? Le ipotesi alimentano una nutrita letteratura: infatti passano dal verosimile al bizzarro, ma tutte sostengono che “le scie chimiche nebulizzate dagli aerei siano un espediente bellico per il rilascio programmato di sostanze destinate all’ambiente oppure direttamente all’uomo: molecole per influenzare la piovosità o modificare il clima”. Negli interventi parlamentari i firmatari bipartisan sospettano di ricerche militari per confondere i radar e manipolare le mappe metereologiche. Nell’unica risposta del ministro della difesa Ignazio La Russa, datata 2008, si legge che “dall’esame delle letteratura scientifica internazionale non è possibile confermare l’esistenza delle cosiddette scie chimiche” e si aggiunge che “l’Aeronautica militare non ha in dotazione aeromobili adibiti allo spargimento di sostanze chimiche”. Il Ministero, insomma, fa spallucce, premettendo che “l’argomento non investe profili di esclusiva competenza della Difesa” e che, per quanto ne sa, “il fenomeno delle scie si riferisce alla condensazione di vapore acqueo che normalmente viene  rilasciato dai motori a combustione interna”. Per la soluzione che metta fine al mistero delle scie, quindi, sarebbe necessario autorizzare una serie di campionamenti in alta quota. Il governo tricolore si deciderà a farle? Ecco la sfida dei cittadini: dateci le prove che non esistono.

www.sciechimiche.org - Lo staff tecnico del sito specializzato non ha dubbi: «Le scie che noi segnaliamo come anomale non seguono le leggi della fisica che determinano la formazione e l’eventuale esistenza delle normali scie di condensazione degli aerei. Inizialmente avevamo pensato che fossero dovute all’aumento del traffico aereo civile che cresce del 5 per cento ogni anno, ma poi l’Ente nazionale aviazione civile (Enac) ha smentito che il fenomeno fosse a loro imputabile. Effettivamente tali scie sono visibili anche in spazi aerei non adibiti a traffico civile. Inoltre, mentre le scie di condensazione sono corte e si dissolvono velocemente, le scie da noi segnalate sono sia corte che lunghe, a volte si espandono a volte no, possono essere segmentate. Le risposte più plausibili ci appaiono quelle relative al tentativo di controllare il clima con l’applicazione della geoingegneria. Esistono brevetti e documenti ufficiali dove viene menzionata l’irrorazione aerea di specifiche sostanze chimiche come mezzo di modificazione climatica; esiste un sistema di antenne chiamato Haarp, il quale ha ufficialmente lo scopo di studiare la ionosfera ma che è considerato un’arma militare sia dal Parlamento europeo che da quello russo; esistono brevetti in grado di correlare Haarp con lo spargimento di sostanze chimiche in atmosfera; i tentativi di controllare il clima sono iniziati negli anni ’40 e oggi esiste la tecnologia per farlo; esistono progetti militari di modificazione del clima attuati le guerre e progetti di geoingegneria che descrivono nel dettaglio sostanze chimiche e quantità da irrorare in atmosfera per influenzare il clima».

La testimonianza di un pilota civile - Tom Bosco ha assistito al fenomeno per la prima volta nel 1999: «Ho visto due aerei bianchi senza insegne volare paralleli a non più di 4 mila metri di altitudine rilasciando una scia densa, che non si dissipava e attraversava il cielo da orizzonte a orizzonte; queste scie inoltre si formavano in corrispondenza della fusoliera o dei bordi di uscita delle ali, quindi ben lontani dai motori. A cosa siamo di fronte? Sono giunto alla conclusione che si tratti di dispersione di aerosol in atmosfera, in particolare metalli pesanti, i cui scopi non sono chiariti dalle autorità.

Il negazionista - A ritenere infondata l’ipotesi dell’esistenza di scie chimiche per il controllo del clima è il professor Franco Prodi, fisico delle nubi, docente di fisica dell’atmosfera e direttore dell’Isac (Cnr). «Quello che abbiamo davanti agli occhi va sotto il nome di “contrail”, cioè scie aeree di condensazione del trasporto civile. Queste nubi cirriformi di tipo particolare possono senz’altro avere qualche effetto sul bilancio di radiazioni elettromagnetiche e ci sono effetti inquinanti che possono rimanere in stratosfera. Non mi consta che esistano esperimenti militari con dispersione di aerosol. Se ci fossero sono certo che noi l’avremmo comunque saputo».
L’esperto militare - Il generale Fabio Mini intervistato in proposito non ha dubbi. L’alto ufficiale ci ha confermato quanto aveva scritto chiaro e tondo già nel novembre 2007 sulla rivista Limes: «La guerra ambientale, in qualunque forma, è proibita dalle leggi internazionali. Le nazioni Unite fin dal 1977 hanno approvato la convenzione contro le modificazioni ambientali che rende ingiustificabile qualsiasi guerra proprio per i suoi effetti sull’ambiente. Ma come succede a molte convenzioni, quella del 1977 è stata ignorata ed ha anzi accelerato la ricerca e l’applicazione della guerra ambientale facendola passare alla clandestinità… La guerra ambientale è oggi definita come “l’intenzionale modificazione di un sistema ecologico naturale (come il clima, i fenomeni metereologici, gli equilibri dell’atmosfera, della ionosfera, della magnetosfera, le piattaforme tettoniche, eccetera) allo scopo di causare distruzioni fisiche, economiche e psico-sociali nei riguardi di un determinato obiettivo geofisico o una particolare popolazione”… E così, ad esempio, si modificano le condizioni meteo locali per consentire i bombardamenti aerei… Non è un caso che uno dei più moderni programmi di ricerca militare di questi ultimi tempi si chiami proprio OWNING THE WEATHER IN 2025, data entro la quale si ritiene di riuscire a possedere il tempo meteorologico, e quindi il clima, aumentando le proprie capacità di intervento militare e annullando le limitazioni imposte dalla natura… La strategia della negazione e il cinismo adottati per la guerra ambientale consentono d’impiegare armi e tecnologie sofisticate o brutali senza che ciò faccia scalpore. Consentono di camuffare azioni di guerra e perfino di distruzione di massa spacciandole per ricerche scientifiche… Il sistema per provocare terremoti e tsunami non è una novità per la ricerca militare». Oltretutto, nella puntata di “Tg2 Dossier storie” di sabato 14 giugno 2008 è stato dedicato uno spazio alla guerra ambientale. Nel servizio “Le armi “ambientali” del terzo millennio: dalle trombe d’aria agli interventi sullo strato dell’ozono” è stato intervistato il generale Fabio Mini il quale ha parlato di bombardamento delle fasce di Van Allen con onde elettromagnetiche, di tsunami e di cambiamenti climatici determinati da armi.
Il film - Owning the Weather mette in scena la possibilità che l’uomo possa gestire e programmare i fenomeni atmosferici, avendo la presunzione di potersi sostituire alla natura. Nel 1999 l’Air Force Usa ha lanciato un programma di sperimentazione dal titolo “Il clima come forza moltiplicatrice: possedere il clima entro il 2025”, il quale propone nuove risorse e nuove tecnologie aventi lo scopo di assicurare agli Stati Uniti d’America, appunto il controllo del clima; vale a dire del Pianeta. Come se non bastasse tutto quello che l’azione dell’uomo ha causato all’ambiente e alla salute di Gaia, in un futuro prossimo mancano soltanto i burattinai che controllano il clima; forse è tempo di cominciare a pensare all’impensabile.
La scoperta - Il Parlamento Europeo (con Atto Deliberativo A – 40005/99) del 14 gennaio 1999 si è espresso contro la sperimentazioni HAARP  (High Frequency Active Auroral Research Program). Nel 2002 l’Italia ha firmato un accordo bilaterale con gli Usa sulla ricerca climatica: il capo dei ricercatori italiano è nientedimeno che il professor Franco Prodi. Successivamente, nel 2003, l’allora Ministro della Difesa Antonio Martino ha autorizzato l’aviazione Usa a sorvolare gli spazi aerei italiani per questo genere di attività specifica. Perché non si misura il livello di bario e di alluminio presente nelle acque piovane su tutto il territorio nazionale, promuovendo verifiche dopo le piogge provocate dalle operazioni militari? Perché non si misura il tasso di inquinamento dell’aria correlato ad alcuni metalli? Perché non si determina il rischio ambientale che le operazioni militari segrete hanno avuto dal 2003 a tutt’oggi sulla salute della popolazione italiana? In materia incombe un segreto di Stato. Il Ministro della Difesa (in carica fino a metà novembre 2011) Ignazio La Russa interpellato in merito ha preferito tacere.

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