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domenica 8 luglio 2012

Gianni Lannes. Un dramma accompagnato da un vergognoso silenzio

ECCO UN "VERO GIORNALISTA",CHE RISCHIA DI PERSONA,SENZA TIMORI E PAURE,PER IL SUO LAVORO DI INFORMARE VERAMENTE TUTTI NOI .
E' UNA PERSONA DAVVERO PREZIOSA.
CE NE FOSSERO DI GIORNALISTI COME LUI IN ITALIA..!!
ONORE AL GRANDE GIANNI LANNES..!
ONORE AL VERO GIORNALISMO..!

- R.C.- 7 luglio 2012- Stamane Gianni Lannes, firma di punta di Articolotre, ma soprattutto amico e collega, finalmente dopo un lungo silenzio mi contatta, poche e inquietanti parole "Scusa ho dovuto mettere al sicuro la mia famiglia, mi farò vivo presto".
Rimango di stucco, ma sino ad un certo punto. Poco tempo fa Articolotre aveva dato la notizia, forse unico tra i media nazionali, dell'attacco che il blog di Gianni, 'Su la testa', aveva subito e delle minacce di morte che nuovamente erano state rivolte a lui e alla sua famiglia da anonimi vigliacchi.
Definito da una stampa becera 'complottista', viene da chiedersi se le denunce di Gianni Lannes relative a scie chimiche a terremoti artificiali fossero delle bufale, che senso avrebbe oscurare il suo sito e minacciarlo di morte. Ma chi lo conosce, quindi anche i suoi non pochi nemici, sa che Lannes è uno degli ultimi veri giornalisti d'inchiesta nel panorama italiano, serio e documentato, soprattutto uno con la schena dritta.
Chi tocca le ecomafie muore e Gianni non solo le ha toccate, ma ci ha scavato fino ad arrivare al marcio.
Ultimamente ha cambiato due auto, per sfizio? No, per necessità, gliele hanno bruciate. Il 26 gennaio 2012, Lannes ha trovato nell’auto della moglie un biglietto anonimo con l’invito minaccioso a “non creare problemi con le inchieste contro le ecomafie” per evitare ritorsioni contro la sua famiglia. La notte tra il 29 e 30 gennaio a questo avvertimento si è aggiunto un altro segnale preoccupante: il videocitofono dell’abitazione è stato manomesso da ignoti che hanno reso impossibile vedere dall’interno della casa chi è alla porta.
Ma i problemi per Gianni Lannes risalgono a molto tempo prima.  Dal 22 dicembre 2009 al 22 agosto 2011 ha vissuto sotto protezione delle forze dell’ordine: “il 2 luglio 2009, è saltata in aria l’auto della moglie; il 21 luglio 2009 ignoti hanno sabotato i freni della sua auto; il 5 novembre ignoti hanno bruciato la sua auto.
Le intimidazioni e le minacce si sono estese anche ai suoi collaboratori, dal 25 giugno 2009 a tutt’oggi. In particolare, a maggio 2010, ignoti hanno sottratto un computer e minacciato telefonicamente alle 6 del mattino la moglie di Lannes; il giorno 8 ottobre 2010 alle ore 8,30, qualcuno ha suonato insistentemente al video citofono della sua abitazione dal quale era ben visibile il viso di una persona sui trent’anni con barba incolta ed accento non spiccatamente del luogo, il quale, in un insolito orario, gli ha chiesto di scendere a ritirare la posta. Accanto a questo soggetto si intravedeva la schiena di un altro individuo”.
Sembrerebbe sufficiente perchè il Viminale adotti le opportune misure di protezione per una situazione di evidente rischio. Invece? Scorta revocata  e via libera ai criminali.
Ma noi saremo al fianco di Gianni, lo sosterremo nelle battaglie contro il letame che si annida nel potere, facendo nostre le parole di Livio Pepino "Quanto più tocchi poteri forti, tanto più la reazione sarà proporzionata".
Ti aspettiamo, Gianni.

Fonte:http://www.articolotre.com/2012/07/gianni-lannes-un-dramma-accompagnato-da-un-vergognoso-silenzio/97137

lunedì 11 giugno 2012

TERRA REAL TIME: Gianni Lannes, un giornalista scomodo che denuncia le SCIE CHIMICHE !

TERRA REAL TIME: Gianni Lannes, un giornalista scomodo che denuncia...:
Gianni Lannes è un giornalista molto scomodo, altrimenti perché avrebbe subito diverse minacce ed attentati? Per chi volesse verificare, persino wikipedia, che denigra ogni "teoria del complotto" riporta fedelmente la sua storia (http://it.wikipedia.org/wiki/Gianni_Lannes ). La cosa incredibile è che dopo l'ennesima inchiesta scomoda il giornalista Gianni Lannes, pur restando ufficialmente impiegato presso "La Stampa", è di fatto  "congelato" (prende lo stipendio ma non può scrivere e pubblicare alcun articolo).

sabato 11 febbraio 2012

ECOMAFIE.....

Ecomafie. Il giornalista Gianni Lannes senza protezione dello Stato



fonte: Il Cambiamento 

di Dario Lo Scalzo

Revocata la scorta dall’agosto del 2011, il giornalista freelance Gianni Lannes è vittima dell’ennesima intimidazione nel quasi totale silenzio dei media e nella latitanza complice dello Stato. Nel corso della sua carriera Lannes ha portato avanti delicate inchieste riguardanti le ecomafie, i rifiuti tossici e nucleari, le scorie radioattive, il traffico d’armi tra Stati, gli atti criminosi ed illegali, gli abusi e i reati ambientali.

Non è un giovane giornalista dell’ultima ora, ma un giornalista destinato a fare la storia del giornalismo d’inchiesta del nostro Paese.Gianni Lannes è tra coloro – e ne sono rimasti pochi – che da un quarto di secondo fa il proprio dovere per informare o, forse, sarebbe più corretto dire che ha fatto e continua a fare il servitore della contro-informazione.
Eppure oggi non gode di una così grande notorietà, non gode di spazi nei principali canali televisivi né tra le maggiori testate giornalistiche per le quali tra l’altro ha scritto a lungo. Gianni Lannes è e continua ad essere un vero giornalista, nonostante tutto; ed è un ‘nonostante tutto’ che genera un’enorme amarezza per chi sta scrivendo.
È sufficiente rievocare solo pochi momenti del vissuto di Lannesper rendersi conto della rilevanza del suo lavoro e delle distorsioni di un sistema che ci ha riempito e ci riempie di inganni per renderci ciechi e sordi di fronte ai soprusi e ai raggiri affaristici.

Nella sua vita da reporter ha collaborato, sempre in prima linea, con prestigiose testate italiane; oltre a collaborare con la RAI e con La7 ha infatti lavorato per vari quotidiani e settimanali comeL’Espresso, Panorama, La Repubblica, Avvenimenti, Famiglia Cristiana, Il Giornale, Il Manifesto, La Stampa, l’Unità, Il Corriere della Sera ed altri ancora. Ha inoltre fondato e diretto i giornaliEsserci ed Italia Terra Nostra.


Con il suo giornalismo, con i suoi libri e con le sue denunce ha fatto luce su alcuni misteri e buchi neri della storia del Belpaese facendo emergere o riemergere delle malefatte dei nostri tempi e portando avanti delicate inchieste riguardanti le ecomafie, i rifiuti tossici e nucleari, le scorie radioattive, il traffico d’armi tra Stati, degli atti criminosi ed illegali, degli abusi e dei reati ambientali.
Da non dimenticare inoltre come il suo libro Nato: colpito e affondato, pubblicato nel 2009, abbia consentito alla magistratura di riaprire indagini su stragi di Stato già archiviate, così come cruciali sono state le sue indagini sulla strage di Ustica e sulla scomparsa dei giornalisti Ilaria Alpi e Miran Hrovatin.
nato colpito affondato

Il libro Nato: colpito e affondato ha consentito alla magistratura di riaprire indagini su stragi di Stato già archiviate
Risultato? Isolamento professionale, silenzio, terra bruciata tutt’intorno, emarginazione, disinteresse dello Stato.
Gianni Lannes ha vissuto per due anni sotto scorta della Polizia di Stato mentre la famiglia era sotto vigilanza dei Carabinieri. Ha subito alcuni attentati, è stato vittima di concrete minacce di morte, di esplosioni e sabotaggi di auto, di furti in casa e nel suo studio, di telefonate minatorie e di intimidazioni alla famiglia.
Sono state decine le interrogazioni parlamentari sul suo caso che non hanno ricevuto risposta dai governanti mentre inspiegabilmente ed illegalmente il suo blog Italia Terra Nostra veniva chiuso; si giunge, infine, al 22 agosto del 2011 quando il Ministro dell’Interno Maroni ha deciso irresponsabilmente e immotivatamente di revocare la scorta al giornalista pugliese senza che fossero venute meno le condizioni di minaccia e pericolo. È di alcuni giorni fa, del resto, l’ennesimo eloquente avvertimento con un bigliettino recapitato nell’auto della moglie: “Hai famiglia, non rompere più i coglioni con le stronzate di ecomafia”.



Un’altra storia di coraggio, di senso del dovere e di servizio che si trascina quasi inosservata sotto i nostri occhi. Una storia di controtendenza e di contro-sistema che sembra toccare e coinvolgere troppe poche persone e che invece inevitabilmente diventa la storia di tutti noi, di tutto il popolo italiano.
su la testa

Nel 2010 Lannes ha ottenuto in Sicilia il 'Premio Internazionale all’impegno sociale 2010, XVI Memoriale Rosario Livatino e Antonino Saetta'
Sì, ci riguarda direttamente nonostante gli scettici e coloro che snobbano o insabbiano il lavoro di Lannes perché quel lavoro è la voce di un essere libero e svincolato, di un minatore della verità; sì, ci riguarda direttamente perché, al di là delle inchieste, delle denunce, dei misteri svelati, che rimangono l’essenza della vera informazione, siamo di fronte all’ennesima limitazione della libertà di un essere umano e del suo pensiero.
Assistiamo inerti e distrattamente all’oscuramento dei suoi strumenti di espressione, alla negazione del suo sacrosanto diritto di raccontare e informare e di garantire sicurezza e benessere al suo nucleo familiare. Sì, ci riguarda direttamente perché in questo teatro dell’assurdo rappresentato nel palcoscenico della nostra società cercare la verità al cospetto di un sistema ingordo è rivoluzionario.
Sì, ci riguarda direttamente e merita il nostro attivismo affinché la storia non possa averla vinta ancora una volta. Sì, ci riguarda profondamente perché è la vicenda di una violazione dei diritti umani e perché la diversità si innalza a modello positivo di coraggio al quale ispirarsi per rimanere lucidi tra la densa foschia diffusa.
Non possiamo indugiare restando attraccati alla banchina dell’inosservanza e dell’indifferenza che ci fanno complici. Non lasciamolo solo, non abbandoniamo Gianni Lannes!

http://www.ilcambiamento.it/persone/ecomafie_giornalista_gianni_lannes_senza_scorta.html


venerdì 10 febbraio 2012

SCIE CHIMICHE

SCIE CHIMICHE:
GUERRA AL PIANETA TERRA


di Gianni Lannes

Altro che fantascienza: al bando le leggende metropolitane, le paranoie ed il catastrofismo gratuito. Strane scie popolano i nostri cieli con un’intensità sempre maggiore. Restano sospese per ore, si allargano e spesso riflettono colori insoliti. I “chemtrails” aumentano. Al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro della Difesa, al Ministro dei Trasporti, al Ministro dell’Ambiente, al Ministro del Lavoro, al Ministro della Salute. Iniziano tutte così le interrogazioni parlamentari depositate dal 2003 ad oggi, per chiedere al governo se sa qualcosa di certe misteriose formazioni nuvolose anomale rilasciate da aerei militari sui cieli dell’Italia. Ben 15 interrogazioni parlamentari dal 2003 ad oggi e nessuna esauriente risposta; non solo in Italia, ci sono anche quelle degli onorevoli tedeschi e olandesi indirizzate al Parlamento Europeo. Innumerevoli siti internet raccolgono le inquietudini di tante persone: da chi dimora in montagna a chi vive sul livello del mare. Tutti a naso in su a chiedersi: perché le scie degli aerei, un tempo svanivano con il vento, mentre oggi persistono per ore? Le ipotesi alimentano una nutrita letteratura: infatti passano dal verosimile al bizzarro, ma tutte sostengono che “le scie chimiche nebulizzate dagli aerei siano un espediente bellico per il rilascio programmato di sostanze destinate all’ambiente oppure direttamente all’uomo: molecole per influenzare la piovosità o modificare il clima”. Negli interventi parlamentari i firmatari bipartisan sospettano di ricerche militari per confondere i radar e manipolare le mappe metereologiche. Nell’unica risposta del ministro della difesa Ignazio La Russa, datata 2008, si legge che “dall’esame delle letteratura scientifica internazionale non è possibile confermare l’esistenza delle cosiddette scie chimiche” e si aggiunge che “l’Aeronautica militare non ha in dotazione aeromobili adibiti allo spargimento di sostanze chimiche”. Il Ministero, insomma, fa spallucce, premettendo che “l’argomento non investe profili di esclusiva competenza della Difesa” e che, per quanto ne sa, “il fenomeno delle scie si riferisce alla condensazione di vapore acqueo che normalmente viene  rilasciato dai motori a combustione interna”. Per la soluzione che metta fine al mistero delle scie, quindi, sarebbe necessario autorizzare una serie di campionamenti in alta quota. Il governo tricolore si deciderà a farle? Ecco la sfida dei cittadini: dateci le prove che non esistono.

www.sciechimiche.org - Lo staff tecnico del sito specializzato non ha dubbi: «Le scie che noi segnaliamo come anomale non seguono le leggi della fisica che determinano la formazione e l’eventuale esistenza delle normali scie di condensazione degli aerei. Inizialmente avevamo pensato che fossero dovute all’aumento del traffico aereo civile che cresce del 5 per cento ogni anno, ma poi l’Ente nazionale aviazione civile (Enac) ha smentito che il fenomeno fosse a loro imputabile. Effettivamente tali scie sono visibili anche in spazi aerei non adibiti a traffico civile. Inoltre, mentre le scie di condensazione sono corte e si dissolvono velocemente, le scie da noi segnalate sono sia corte che lunghe, a volte si espandono a volte no, possono essere segmentate. Le risposte più plausibili ci appaiono quelle relative al tentativo di controllare il clima con l’applicazione della geoingegneria. Esistono brevetti e documenti ufficiali dove viene menzionata l’irrorazione aerea di specifiche sostanze chimiche come mezzo di modificazione climatica; esiste un sistema di antenne chiamato Haarp, il quale ha ufficialmente lo scopo di studiare la ionosfera ma che è considerato un’arma militare sia dal Parlamento europeo che da quello russo; esistono brevetti in grado di correlare Haarp con lo spargimento di sostanze chimiche in atmosfera; i tentativi di controllare il clima sono iniziati negli anni ’40 e oggi esiste la tecnologia per farlo; esistono progetti militari di modificazione del clima attuati le guerre e progetti di geoingegneria che descrivono nel dettaglio sostanze chimiche e quantità da irrorare in atmosfera per influenzare il clima».

La testimonianza di un pilota civile - Tom Bosco ha assistito al fenomeno per la prima volta nel 1999: «Ho visto due aerei bianchi senza insegne volare paralleli a non più di 4 mila metri di altitudine rilasciando una scia densa, che non si dissipava e attraversava il cielo da orizzonte a orizzonte; queste scie inoltre si formavano in corrispondenza della fusoliera o dei bordi di uscita delle ali, quindi ben lontani dai motori. A cosa siamo di fronte? Sono giunto alla conclusione che si tratti di dispersione di aerosol in atmosfera, in particolare metalli pesanti, i cui scopi non sono chiariti dalle autorità.

Il negazionista - A ritenere infondata l’ipotesi dell’esistenza di scie chimiche per il controllo del clima è il professor Franco Prodi, fisico delle nubi, docente di fisica dell’atmosfera e direttore dell’Isac (Cnr). «Quello che abbiamo davanti agli occhi va sotto il nome di “contrail”, cioè scie aeree di condensazione del trasporto civile. Queste nubi cirriformi di tipo particolare possono senz’altro avere qualche effetto sul bilancio di radiazioni elettromagnetiche e ci sono effetti inquinanti che possono rimanere in stratosfera. Non mi consta che esistano esperimenti militari con dispersione di aerosol. Se ci fossero sono certo che noi l’avremmo comunque saputo».
L’esperto militare - Il generale Fabio Mini intervistato in proposito non ha dubbi. L’alto ufficiale ci ha confermato quanto aveva scritto chiaro e tondo già nel novembre 2007 sulla rivista Limes: «La guerra ambientale, in qualunque forma, è proibita dalle leggi internazionali. Le nazioni Unite fin dal 1977 hanno approvato la convenzione contro le modificazioni ambientali che rende ingiustificabile qualsiasi guerra proprio per i suoi effetti sull’ambiente. Ma come succede a molte convenzioni, quella del 1977 è stata ignorata ed ha anzi accelerato la ricerca e l’applicazione della guerra ambientale facendola passare alla clandestinità… La guerra ambientale è oggi definita come “l’intenzionale modificazione di un sistema ecologico naturale (come il clima, i fenomeni metereologici, gli equilibri dell’atmosfera, della ionosfera, della magnetosfera, le piattaforme tettoniche, eccetera) allo scopo di causare distruzioni fisiche, economiche e psico-sociali nei riguardi di un determinato obiettivo geofisico o una particolare popolazione”… E così, ad esempio, si modificano le condizioni meteo locali per consentire i bombardamenti aerei… Non è un caso che uno dei più moderni programmi di ricerca militare di questi ultimi tempi si chiami proprio “OWNING THE WEATHER IN 2025”, data entro la quale si ritiene di riuscire a possedere il tempo meteorologico, e quindi il clima, aumentando le proprie capacità di intervento militare e annullando le limitazioni imposte dalla natura… La strategia della negazione e il cinismo adottati per la guerra ambientale consentono d’impiegare armi e tecnologie sofisticate o brutali senza che ciò faccia scalpore. Consentono di camuffare azioni di guerra e perfino di distruzione di massa spacciandole per ricerche scientifiche… Il sistema per provocare terremoti e tsunami non è una novità per la ricerca militare». Oltretutto, nella puntata di “Tg2 Dossier storie” di sabato 14 giugno 2008 è stato dedicato uno spazio alla guerra ambientale. Nel servizio “Le armi “ambientali” del terzo millennio: dalle trombe d’aria agli interventi sullo strato dell’ozono” è stato intervistato il generale Fabio Mini il quale ha parlato di bombardamento delle fasce di Van Allen con onde elettromagnetiche, di tsunami e di cambiamenti climatici determinati da armi.
Il film - Owning the Weather mette in scena la possibilità che l’uomo possa gestire e programmare i fenomeni atmosferici, avendo la presunzione di potersi sostituire alla natura. Nel 1999 l’Air Force Usa ha lanciato un programma di sperimentazione dal titolo “Il clima come forza moltiplicatrice: possedere il clima entro il 2025”, il quale propone nuove risorse e nuove tecnologie aventi lo scopo di assicurare agli Stati Uniti d’America, appunto il controllo del clima; vale a dire del Pianeta. Come se non bastasse tutto quello che l’azione dell’uomo ha causato all’ambiente e alla salute di Gaia, in un futuro prossimo mancano soltanto i burattinai che controllano il clima; forse è tempo di cominciare a pensare all’impensabile.
La scoperta - Il Parlamento Europeo (con Atto Deliberativo A – 40005/99) del 14 gennaio 1999 si è espresso contro la sperimentazioni HAARP  (High Frequency Active Auroral Research Program). Nel 2002 l’Italia ha firmato un accordo bilaterale con gli Usa sulla ricerca climatica: il capo dei ricercatori italiano è nientedimeno che il professor Franco Prodi. Successivamente, nel 2003, l’allora Ministro della Difesa Antonio Martino ha autorizzato l’aviazione Usa a sorvolare gli spazi aerei italiani per questo genere di attività specifica. Perché non si misura il livello di bario e di alluminio presente nelle acque piovane su tutto il territorio nazionale, promuovendo verifiche dopo le piogge provocate dalle operazioni militari? Perché non si misura il tasso di inquinamento dell’aria correlato ad alcuni metalli? Perché non si determina il rischio ambientale che le operazioni militari segrete hanno avuto dal 2003 a tutt’oggi sulla salute della popolazione italiana? In materia incombe un segreto di Stato. Il Ministro della Difesa (in carica fino a metà novembre 2011) Ignazio La Russa interpellato in merito ha preferito tacere.
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